Lavoro nero da primato in Calabria.
Edilizia-Confartigianato.Al primo posto nella classifica regionale per percentuale di lavoro irregolare in edilizia c’è la Calabria, con il 44,3%. Seguono la Sicilia, con il 30,1%, il Molise, 20%, la Basilicata, 19,6%, e l’Abruzzo, con una quota pari al 18,4%.
I dati, elaborati sulla base delle più recenti rilevazioni l’Istat sul fenomeno del sommerso, emergono dal rapporto “Costruttori di sviluppo”, realizzato dall’Ufficio studi Confartigianato per l’Anaepa, l’Associazione delle imprese edili di Confartigianato.
Le imprese edili subiscono la concorrenza sleale di oltre 123.000 operatori irregolari che a loro volta danno lavoro ad almeno 160.500 dipendenti in nero.
“Proprio per combattere l’abusivismo in edilizia – ricorda il presidente della Confartigianato di Catanzaro, Egidio Verduci – l’Anaepa Confartigianato ha sollecitato la presentazione di una proposta di legge che stabilisca precisi requisiti per poter svolgere l’attività di imprenditore edile. Avere costruttori qualificati – aggiunge – significa cantieri sicuri. Riteniamo un provvedimento che, attraverso la qualificazione degli imprenditori, garantisca trasparenza del mercato e tuteli i lavoratori e i consumatori. La proposta di legge ha infatti un obiettivo fondamentale: combattere il fenomeno degli operatori improvvisati, degli abusivi e dei doppiolavoristi che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori, fanno concorrenza sleale alle imprese regolari, sottraggono gettito alle casse dello Stato, rendono un cattivo servizio ai consumatori”.
Secondo Verduci, “la proposta di legge servirà a regolare e a qualificare un settore nel quale sono in vertiginoso aumento anche gli imprenditori e i dipendenti stranieri”. Il rapporto di Anaepa, infatti, mette in luce che l’edilizia è il settore dove si è registrata la maggiore crescita di addetti stranieri: in due anni, tra settembre 2005 e settembre 2007, il loro numero è aumentato di 86.000 occupati (+ 51,6%), a fronte di un aumento del 30,6% degli addetti stranieri nel totale dell’economia. A questo trend in ascesa si contrappone la diminuzione di 22.000 occupati italiani nell’edilizia ( – 1,3%). Addirittura, nelle regioni del Nord, si registra un fenomeno di sostituzione: dal settore sono usciti 22.000 connazionali e sono entrati 35.000 stranieri. Complessivamente, tra dipendenti e imprenditori, nelle costruzioni lavorano 252.000 stranieri (pari al 15,8% degli stranieri occupati in Italia). Di questi 143.000 lavorano al Nord, 91.000 nel Centro e i rimanenti 18.000 nel Mezzogiorno. L’incidenza degli stranieri sul totale degli occupati nelle costruzioni è più elevata nel Centro, dove è pari al 23,5%. Segue il Nord con il 16% di occupati stranieri mentre nel Mezzogiorno la quota di lavoratori stranieri è molto bassa e pari al 2,7%. Gli stranieri che svolgono attività di imprenditore nelle costruzioni sono 110.211. Di questi 74.498 sono extracomunitari. A livello regionale, la Lombardia ha il record di imprenditori edili extracomunitari: 16.820, pari al 22,6% del totale. Segue l’Emilia-Romagna con 12.497 (pari al 16,8%), il Veneto con 9.440 (pari al 12,7%) la Toscana con 8.089 (10,9%), il Piemonte con 6.107 (8,2%) la Liguria con 3.743 (5%). La maggioranza degli imprenditori edili extracomunitari proviene dall’Albania (21.009 persone), dal Marocco 7.264, dalla Tunisia 6757, dalla Svizzera 5.902, dall’Egitto 5.486, dalla Serbia e Montenegro 5.151, dalla Macedonia 3.635. Gli albanesi sono la comunità più numerosa di imprenditori nelle costruzioni in Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria. I marocchini sono la prima comunità in Valle d’Aosta. Gli immigrati sono la prima comunità anche in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
(Fonte Dna 11/03/2008 )
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